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| MAX MONTAINA |
| FOTOREPORTER E DIVULGATORE NATURALISTA - DIRETTORE DI KAMOOSE |
LONTRA
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Testi e foto di Max Montaina
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Quella della lontra potrebbe essere definita una delle tante storie di ordinaria estinzione, come quelle che in Italia
hanno visto protagonisti la Foca monaca, l’Orso bruno, il Lupo e il Cervo sardo. Ma, mentre nei confronti degli altri
mammiferi a rischio di estinzione già da tempo si è instaurato, anche da parte del pubblico medio, un sentimento di
viva simpatia, sollecitato dagli interventi di studiosi e naturalisti che hanno divulgato modi di vita,
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| Foto di Max Montaina |
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Foto di Max Montaina |
comportamenti ed esigenze dei loro protetti, per questo mustelide timido, elusivo, vivace e simpaticissimo non è stato così. La Lontra infatti, in Italia, è un animale ancora poco conosciuto, il più delle volte confuso con il castoro (o nutria), ed è perciò ovvio che non sia riuscito a convogliare intorno a sé l’attenzione, l’interesse e, diciamolo pure, l’affetto che merita, nonostante gli sforzi e l’impegno del “Gruppo Lontra Italia”, una filiazione dell’Otter Group dell’ U.I.C.N. (Unione Internazionale per la conservazione della Natura) che dal 1982 opera nell’intento di sensibilizzare l’opinione pubblica italiana al problema della salvaguardia di questo piccolo carnivoro. Studiare la lontra per amarla e proteggerla adeguatamente è perciò il primo obbiettivo da raggiungere.
Ma occorre far presto, perché la situazione della specie, e del suo ambiente naturale, è tutt’altro che rosea: rispetto ad un tempo, quando quella delle lontre era una presenza costante un po’dovunque negli ambienti palustri, oggi il futuro delle rade e sparute popolazioni che ancora sopravvivono in poche aree protette (il Parco Nazionale d’Abruzzo, le Oasi W.W.F di Bolgheri, Burano, Ninfa, Marano Lagunare, Cesine e Serre Persano), si presenta carico di rischi allarmanti, come dimostra il recente, rapido e silenzioso declino numerico, che imprevedibili eventi negativi potrebbero far precipitare irrimediabilmente verso il punto del non ritorno.
La lontra appartiene al gruppo dei Mustelidi, i più primitivi carnivori viventi, e ad una delle cinque sottofamiglie in cui essi vengono suddivise, quella dei Lutrini, costituita da quattro generi con specie dalle abitudini acquatiche o semiacquatiche. Fra esse quella della Lontra Europea (Lutra lutra) è la specie a più ampia distribuzione, sebbene essa, minacciata dal crescente inquinamento dei corsi d’ acqua, vada rapidamente scomparendo da tutta l’area dell’ Europea industrializzata.
La Lontra europea è un mammifero di media taglia, dal corpo allungato dalla forma slanciata e flessuosa, con testa depressa, corte zampe munite di unghie e provviste di membrana natatoria, coda lunga e sottile a sezione tondeggiante, con base appiattita molto spessa che può fungere da timone direzionale subacqueo. Lunga fino a 1,50 metri e alta fino a 40 cm, la lontra può raggiungere, negli esemplari maschi, un peso di 12, 14 chilogrammi.
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| Foto di Max Montaina |
La pelliccia, straordinariamente fitta e lucida, consiste in due tipi distinti di pelo: quelli di borra, densissimi e lanuginosi, che costituiscono lo strato di base, quelli di giara, più lunghi e ispidi, che formano lo strato visibile esternamente. Questa particolare conformazione della pelliccia è finalizzata, come tutta la struttura generale dell’animale, ad un suo perfetto adattamento alla vita subacquea: fungendo infatti da isolante termico idrorepellente impedisce che le basse – o bassissime- temperature delle acque si trasmettano al corpo dell’animale, con grave rischio per la sua sopravvivenza. Il colore della pelliccia può variare dal bruno chiaro al nocciola beige in tutte le sfumature intermedie, e si presenta uniforme su tutto il corpo, essendo la gola, le guance e il ventre di tonalità generalmente più chiare e delicate. Gli occhi, dotati di un particolare meccanismo di aggiustamento del cristallino, funzionale ad una migliore visione in acqua, rispondono anch’essi – come del resto la forma stessa del corpo, affusolata ed estremamente idrodinamica – alle esigenze della vita acquatica, sebbene la lontra si muova con rapidità e grazia fluente anche sulla terra.
Il dimorfismo sessuale fra maschi e femmine non è limitato alla taglia, ma investe la stessa struttura ossea craniale, con inevitabili conseguenze sulla fisionomia facciale, che nei maschi adulti presenta tratti più massicci e marcati, caratterizzati da muso largo e tozzo e da orecchie di maggiore ampiezza, mentre le femmine rivelano lineamenti più morbidi e affusolati.
Avendo abitudini acquatiche, la lontra predilige gli argini fluviali o lacustri ricchi di vegetazione, né disdegna le coste marine, come nelle fredde isole Shetland, dove sopravvive una delle ultime e più stabili colonie di lontre europee. Animale curioso, vivacissimo, la lontra è naturalmente portata alla continua esplorazione dell’ambiente in cui vive, anche per ovvie ragioni di sicurezza, essendo i Mustelidi animali estremamente prudenti e circospetti, e ad una frenetica e complessa attività locomotoria. Si va dal trotto, utilizzato per coprire distanze relativamente lunghe ma sicure, al galoppo a rapidi balzi, associato solitamente a condizioni di insicurezza o di vero e proprio allarme, su tragitti scoperti, alle frequenti immersioni, con posizioni e tecniche di nuoto assai diversificate ed armoniose, o evoluzioni subacquee continue ed affascinanti, alle varie e complesse attività ludiche a terra o nell’elemento liquido ( come le caratteristiche scivolate, considerate il gioco più amato dalle lontre), sebbene più che a veri e propri giochi esse vadano ricondotte ad attività finalizzate a scopi ben precisi: abituarsi a guadagnare rapidamente la sicurezza dell’acqua in caso di pericolo, allenarsi all’attività predatoria, sperimentare nuove tecniche di caccia.
Per la lontra l’attività predazionale subacquea è fondamentale, dato che la sua dieta è costituita in prevalenza da pesci, con predilezione per le specie di fondale, per quelle piuttosto lente nei movimenti e per le anguille; occasionalmente dai crostacei, anfibi e rettili (vere e proprie “risorse tampone” facili da catturare ed importanti soprattutto in certi periodi dell’anno, quando essi raggiungono forti concentrazioni) e solo più raramente da uccelli acquatici (gallinelle d’acqua o altri Rallidi ed Anatidi) e da piccoli mammiferi (ratti, arvicole ma anche conigli selvatici addirittura altri mustelidi).
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| Foto di Max Montaina |
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Foto di Max Montaina |
La lontra insomma è un superpredatore che rivela un comportamento marcatamente opportunistico a seconda della disponibilità offerta dalle diverse prede, e come tale essa riveste un ruolo di primaria importanza nella conservazione degli equilibri fra gli organismi animali presenti negli ecosistemi acquatici.
Al successo dell’attività predatoria in acqua contribuiscono soprattutto la vista e il tatto, il cui strumento specifico è costituito dalle vibrisse, robusti baffi alloggiati in grossi bulbi piliferi intorno alle labbra, le quali, creando un potente schermo sensitivo intorno al muso della lontra, le consentono di individuare prede potenziali anche in acque molto torbide. Nell’attività predazionale in superficie hanno invece molta importanza l’udito e l’olfatto, i due sensi più utilizzati nella comunicazione interspecifica, per captare i diversi messaggi d’allarme, di limitazione territoriale, di disponibilità sessuale ecc.
La lontra utilizza anche la comunicazione vocale, sebbene in modo assai limitato, negli esemplari adulti: può infatti emettere 5, 6 suoni con funzioni diverse, ed il numero delle vocalizzazioni tende a farsi maggiore nelle lontre che dimostrano maggiori tendenze gregarie. Non è comunque il caso della lontra europea, fra le specie meno sociali, e perciò meno disponibili a produrre suoni più o meno articolati. Nel corso della sua vita la lontra utilizza diversi tipi di vocalizzazioni: dai gorgoglianti cinguettii emessi quando è un cucciolo affamato, nei primi giorni della sua esistenza, ai fischi e squittii di timbro via via più elevato, al fischio sonoro, della durata di un secondo, che il cucciolo è in grado di emettere intorno ai due mesi di vita, e che funge da “voce di contatto”, allo scopo di segnalare alla madre la sua posizione durante le escursioni predatorie notturne, alle “voci di allarme”, alle “voci di minaccia”, che partendo da un querulo chiacchiericcio, spesso reso più convincente dalla mimica facciale, crescono in frequenza e in volume fino a trasformarsi in una sorta di strillo gutturale che precede l’attacco vero e proprio. Tuttavia, la maggior parte delle informazioni è costituita per le lontre dal messaggio olfattivo, dato che il principale strumento di comunicazione territoriale sono gli escrementi e le secrezioni delle ghiandole perianali, funzione e significato delle quali restano ancora in buona misura oscuri e misteriosi. Ad essi debbono essere comunque ricondotti anche i segnali della ricettività sessuale delle femmine, ma è probabile che per loro tramite vengano comunicati altri messaggi olfattivi, a noi per ora sconosciuti.
Durante l’estro, che dura 14 giorni, le femmine di lontra risultano particolarmente eccitate, aggressive e loquaci, anzi i ruoli tradizionali del corteggiamento sembrano invertiti e sono le femmine a guidare la febbrile attività amorosa, incoraggiando i maschi e coinvolgendoli in giochi frenetici in terra e in acqua. Esaurito però il breve periodo dell’accoppiamento, i due futuri genitori riprendono a condurre esistenze autonome e separate: il maschio controllando il suo ampio territorio, che può sovrapporsi a quello utilizzato da una o più femmine con piccoli, e la femmina preparando la tana per la futura prole ed incrementando la sua abituale attività di predazione.
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| Foto di Max Montaina |
Le lontre utilizzano due tipi di tane: tane temporanee e tane permanenti, adatte all’allevamento dei piccoli. Le tane temporanee abbondano lungo gli argini fluviali e sulle scogliere in prossimità del litorale marino; destinate alle soste nel corso degli spostamenti, possono essere utilizzate da qualunque lontra ed occasionalmente anche per i parti. Le tane permanenti sono invece generalmente situate in cavità sotterranee, collegate all’acqua e spesso dotate di camini di aerazione.
Va sottolineato, tuttavia, proporre una precisa tipologia delle camere in cui le femmine allevano le loro nidiate dopo il parto, è tutt’altro che agevole, dato che la struttura reale delle tane è più delle volte condizionata da fattori contingenti, anche perché la lontra europea non ama scavare e si limita, solitamente, ad adattare cavità preesistenti, tappezzandole di materiali soffici e abbondanti.
Una cucciolata di piccole lontre può essere costituita da 1 a 6 nati, ma la media pare aggirarsi sui 2, 3 cuccioli: alla nascita misurano circa 12 cm di lunghezza, coda compresa, e sono ricoperti di una morbida e vellutata lanugine color grigio chiaro; naso, labbra e polpastrelli plantari sono di un roseo delicato, così come le palpebre serrate sugli occhietti, chiusi fino a 30, 35 giorni dopo il parto. Inizialmente le poppate si susseguono ogni tre, quattro ore, poi pian piano gli intervalli fra un pasto e l’altro si allungano ed anche il pelo viene mutando colore e trasformandosi in un morbido nocciola mielato. A circa sette settimane di vita i cuccioli sono già in grado di assumere i cibi solidi che la madre porta loro dopo le sue spedizioni notturne di caccia; verso i due mesi cominciano ad uscire dalla tana; a tre mesi vengono i contatti con l’acqua, in coincidenza con lo sviluppo della pelliccia impermeabile, che funge da giubbetto salvagente in attesa che le piccole lontre diventino provette nuotatrici; intorno ai sei mesi i cuccioli sono ormai in grado di predare autonomamente pesci di piccola taglia: la caccia ed una frenetica attività ludica, finalizzata a potenziare al massimo l’efficienza predatoria, assorbono la maggior parte del loro tempo.
A nove mesi dalla nascita l’accrescimento dei piccoli è tale che risulta difficili distinguerli dagli adulti: la coesione del gruppetto familiare comincia ad entrare in crisi ed intorno all’anno di vita, in perfetta sintonia con l’aumentato fabbisogno dei cuccioli di esplorare l’ambiente circostante, e con la loro innata vocazione al nomadismo e alla ricerca di un proprio territorio, essi vengono abbandonati dalla madre, che riprende le sue relazioni col maschio residente, e si rende disponibile a dar vita ad un nuovo ciclo riproduttivo.
La storia della lontra europea e del suo silenzioso declino è, al tempo stesso, contraddittoria ed enigmatica. Contraddittoria perché, come tutte le specie su cui incombe il rischio d’estinzione, la lontra è stata per secoli vittima indifesa di tutti i mali che l’uomo, direttamente o indirettamente, le ha inflitto, per diventare negli ultimi anni, grazie alla diffusa accelerazione della presa di coscienza degli abusi perpetuati nei confronti della natura –e alla parallela volontà di porvi urgentemente rimedio–oggetto di sorprendenti attenzioni, per tentarne estremo salvataggio. Enigmatica, perché da sempre la lontra ha destato scarsi e sporadici interessi ( se non come oggetto di ingiustificata persecuzione, vuoi per punirla dei «misfatti» di cui la si riteneva colpevole, vuoi per privarla della sua calda e pregiata pelliccia ) al punto che tanto la distribuzione quanto l’entità numerica di questo piccolo carnivoro sono sempre state caratterizzate dall’estreme imprecisione e genericità dei dati disponibili.
Così, in silenzio, lentamente ma inesorabilmente la lontra europea ha cominciato a morire e senza far notizia ha finito con lo scomparire dalla maggior parte degli ambienti lacustri e dai bacini fluviali dell’ Europa occidentale.
Il declino, drammatico ed impressionante nella sua rapidità, va collegato ad un insieme assai complesso di cause e concause. La causa più insidiosa e temibile, più che la pressione venatoria, determinante invece per la rarefazione di altre specie, è certamente quella legata alle gravi alterazioni subite nell’habitat della lontra, in seguito all’introduzione di alcuni pesticidi in agricoltura, all’utilizzo di cloroderivati (che passando inalterati attraverso le catene alimentari finiscono con l’accumularsi in concentrazioni elevate soprattutto nei predatori )e di insetticidi dagli effetti particolarmente disastrosi sulla riproduzione dei mammiferi acquatici. Aggiungiamo l’inquinamento delle reti idrografiche interne e quello da idrocarburi delle acque di mare, ed avremo un’idea complessiva della gravità degli effetti cumulativi che si sono abbattuti, come una violenta mazzata, suggi ambienti prediletti dalla lontra.
In più, non dobbiamo dimenticare l’importanza del disturbo antropico, cui un animale timido ed elusivo come questo mustelide risulta particolarmente sensibile, disturbo accresciutosi violentemente con l’intensificarsi delle attività umane dopo il boom industriale del secondo dopoguerra: costruzione di nuovi centri urbani, di arterie di traffico veloce, di nuovi tracciati viarii e autostradali, per non parlare delle opere di canalizzazione dei corsi d’acqua e relativa desertificazione delle sponde. Infine, la caccia e la pesca sportive, che oltre a tradursi in una diretta competizione nell’attività predazionale della lontra, costituiscono un fattore costante di disturbo e, non di rado, di mortalità accidentale, come nel caso della pesca all’anguilla con nasse, in cui le lontre trovano frequentemente la morte per annegamento.
In Italia la situazione non è migliore rispetto al resto d’Europa, anzi, fino al 1971 le disposizioni di legge in materia di attività venatoria includevano la lontra nella lista dei nocivi da abbattere con ogni mezzo su tutto il territorio nazionale, e solo nel 1978, quando è ormai sull’orlo dell’estinzione, questo piccolo mammifero viene escluso dalla lista delle specie cacciabili.
Anche oggi, nonostante le attuali misure di protezione, non esistono rigidi vincoli di tutela per la maggior parte delle ultime, importantissime aree in cui la lontra sopravvive.
Individuare e proteggere adeguatamente questi ambienti è il primo passo per concretizzare la volontà di protezione delle sparute, superstiti popolazioni di lontre, come è già stato fatto nei paesi all’avanguardia d’Europa, quali l’Inghilterra, (dove fin dal 1972 è sorto il primo gruppo di tutela di questo mustelide, l’ Otter Trust), la Svizzera, la Francia e la Germania, che vanta il primo zoo didattico europeo dedicato alla lontra, l’ Otter Zentrum di Hanchensbuttel.
Anche in Italia possiamo ancora fare qualcosa: l’ultima pagina della storia della lontra non è stata scritta e sta solo a noi che non sia la storia di una morte annunciata.
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