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| MAX MONTAINA |
| FOTOREPORTER E DIVULGATORE NATURALISTA - DIRETTORE DI KAMOOSE |
BISONTE AMERICANO
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Testi di Alessandra Pelus
Foto di Max Montaina e Alessandra Pelus
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Fratello, siediti accanto a me. La senti questa musica raggiungerci? Sì è proprio la musica di una danza indiana. Ora chiudi gli occhi, guarda il cielo e vola in tutta la tua illimitata profondità e risveglia la tua immaginazione di epoche lontane dalla nostra, in quella terra lontana da qui, in quella infinita distesa di praterie e di boschi dove eravamo consapevoli di quanta maestosa bellezza ci veniva offerta da Dio: la frontiera americana.
Li senti? Stanno arrivando. E’ il rumore dei loro zoccoli che insieme, finalmente dopo il lungo inverno, stanno tornando e ci daranno quelle emozioni che solo animali possenti come loro sanno dare, eccoli all’orizzonte sono proprio loro: i Bisonti! Abbiamo sognato fiumi argentei, montagne rocciose, praterie infinite e ora sono qui proprio per noi.
Sono gli abitanti di queste terre primordiali, e prima che l’uomo bianco approdasse in questa
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| Foto di Max Montaina |
terra erano i padroni incontrastati, rispettati ed amati dagli abitanti pellerossa di queste terre incontaminate, facendone i protagonisti di leggende e tradizioni.
Oggi e’ quasi ridotto al silenzio il loro fragore, dimenticati giganti al limite dell’estinzione.
Il Bisonte americano: nome comune di un mammifero appartenente al genere Bison di cui oggi, sopravvivono solo due specie: il bisonte americano, appunto ( Bison Bison) e il Bisonte Europeo (Bison Bonasus). Si sono, invece, estinte altre specie: il Bison priscus, il Bisonte delle steppe, che viveva nelle regioni eurasiatiche settentrionali; il Bison latifrons,il bisonte dalle lunghe corna che emigrò nel Nord America, durante le glaciazioni, passando per lo Stretto di Bering e il quale circa 22.000 anni fa si estinse lasciando vuota la nicchia che fu occupata dal Bison antiquus il quale ebbe la sua massima diffusione circa 18.000 anni fa e divenne la specie più comune in tutto il continente nordamericano.Circa 10.000 anni fa scomparve del tutto e da esso discende l’attuale bisonte americano.
Attualmente in Nord America si identificano due sottospecie del bisonte: il bisonte americano delle praterie (Bison bison bison) e il bisonte americano dei boschi (Bison bison athabascae) il quale è più piccolo e ha una pelliccia più lunga intorno al nodello. Entrambi sono dotati di una vista scarsa ma di un udito e un olfatto molto sviluppati.
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| Foto di Max Montaina |
In genere, il Bisonte vive in foreste, paludi e pianure. In Europa vive nelle regioni boscose come nella Foresta Bowalies in Polonia anche se un tempo lo si poteva trovare in tutta la Germania e nell’Europa orientale. Anche in America, inizialmente, non era limitato agli Stati delle Pianure, ma era diffuso praticamente da costa a costa.
Il bisonte è uno dei più grandi mammiferi di terra, sia in Europa che in America e, in entrambi i continenti, ha avuto la stessa sorte. Nel 1857 l’ultimo branco della Polonia contava 1898 elementi, ma alla fine della prima guerra mondiale ne erano rimasti solamente 86. L’ultima femmina è stata uccisa nel 1922 periodo in cui fu creata l’associazione per la salvaguardia del Bisonte Europeo. Oggi ne sono rimasti solo trenta esemplari che vivono in cattività. L’esempio dello sterminio americano dei branchi di Bisonti delle Pianure è famoso e rientrava in una strategia escogitata per sottomettere le tribù indigene.
Il Bisonte, infatti, era l’animale indispensabile per la sopravvivenza degli abitanti del luogo, forniva loro tutto, dalla carne alla pelle per fare coperte, vestiti, mocassini, recipienti per il cibo, e in particolar modo per costruire anche le loro tende: i tepee. Ma di questi animali usavano anche corna, le interiora per costruire archi, e il cuore.
Un gigante dagli occhi buoni lo potremmo definire, ridotto quasi all’estinzione dalla cosiddetta conquista del West da parte degli europei dove gli inglesi, come ben sappiamo tutti, hanno avuto un ruolo fondamentale per la scomparsa di questi animali perché sapevano bene che per colpire al cuore dell’anima degli indiani d’america bastava eliminare i bisonti dalle pianure del West, in quanto, solo in questo modo si sarebbe distrutta la loro principale fonte di sostentamento. Infatti, fino al 1870 stimare la grande quantità di Bisonti presenti nelle Grandi Pianure sarebbe stato facile, bastava contare gli alberi della foresta, ma solo pochi anni più tardi, con la famigerata caccia al Bisonte, questo animale sarebbe quasi totalmente scomparso. L’accanimento degli europei contro questo animale divenne un vero e proprio affare che dava lavoro a cacciatori, conciatori di pelli, venditori di armi e alimentava una fiorente esportazione di pelli verso l’Europa. Questo è uno dei capitoli più spaventosi della storia ecologica degli Stati Uniti in quanto questo sterminio fu immediato e mise fine a 15.000 anni di pacifica esistenza della specie.
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| Foto di Alessandra Pelus |
Negli ultimi decenni del XIX secolo, infatti, l’habitat del Bisonte si è drasticamente ridotto. Nel 1908 rimanevano solo un migliaio di esemplari, la maggior parte allevati in cattività. E’ così che la drammatica riduzione dei Bisonti, che nel 1890 ammontavano solo a 75 esemplari, sollecitò il dibattito sull’urgenza di difendere la specie. Nel South Dakota, agli inizi del Novecento, in un ranch privato nacque il primo nucleo di un migliaio di capi che rappresentò l’inizio di una nuova crescita demografica, realizzatasi all’interno di altri ranch e nei parchi nazionali come il Parco Nazionale di Yellostone. Ed è proprio in questo parco, che è ricominciato il loro tumultuoso ritorno e con grande gioia posso affermare che a tutt’oggi il loro numero ammonta a quasi 5000 esemplari.
Il Bisonte sembra veramente un miracolo della bioingegneria. Infatti, è dotato di una mole, di una corazza e di un’agilità davvero impressionanti. Il maschio solitamente pesa circa 900 kg per quasi due metri di altezza; è più alto di circa 30 cm della femmina ed è molto più pesante. Sviluppa il profilo distintivo dalle spalle larghe e i fianchi stretti. La sua enorme cassa toracica contiene enormi polmoni. Le vertebre sulla sua gobba crescono fino a 30 cm di altezza. Da qui i tendini si sviluppano e si sforzano per sostenere la sua enorme testa e per dare forza alle zampe anteriori. Questa struttura è ricoperta da una pelliccia spessa e irsuta. Sulla sua testa la pelliccia diventa un elmetto spesso 8 cm, un vero e proprio ammortizzatore naturale.
La parte anteriore è progettata per la potenza, quella posteriore per la velocità. Gli arti posteriori sono incredibilmente agili e gli zoccoli posteriori possono sferrare colpi mortali. Chilogrammo per chilogrammo, il Bisonte americano è una potente macchina da combattimento sempre pronta ad entrare in azione.
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| Foto di Alessandra Pelus |
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Foto di Alessandra Pelus |
I Bisonti generalmente vivono in branchi, con l’eccezione dei vecchi maschi, che conducono una vita solitaria. Per quasi tutto l’anno le femmine con i piccoli formano gruppi separati da quelli dei maschi adulti. Poi, in primavera e in autunno, maschi e femmine si riuniscono a formare grandi mandrie capaci di lunghe migrazioni alla ricerca di acqua e di cibo.
Tra i Bisonti sono le femmine a comandare, le più anziane con la loro esperienza dominano le femmine più giovani con i cuccioli. Ai maschi va sempre ricordato che sono le femmine più adulte a comandare.
Dopo qualche anno passato con la mandria il maschio giovane lascia il branco vagando per le praterie fino a quando la stagione dell’amore lo riporterà nel branco.
E’ la stagione primaverile che risveglia gli istinti dei giganteschi ed eccitati maschi che annusano il profumo delle femmine e raggiungono il loro cuore attraverso le narici. Le ghiandole nel naso gli rivelano quando le femmine sono in calore. Se è così il maschio si mette al fianco della femmina che a volte lo fa aspettare per giorni. A volte, durante il corteggiamento può capitare che un altro maschio si intrometta e tra i due ha così inizio la lotta.
Le tecniche di corteggiamento sono varie prima che la femmina si conceda. Pavoneggiarsi fa sempre impressione così come un muggito. Il maschio durante il corteggiamento può mettere in mostra il fianco per far vedere il fisico possente. Poi si butta a terra per segnare il territorio, urina prima di scalciare e di rotolarsi: il polverone alzato dovrebbe emettere l’odore dei feromoni. Durante il corteggiamento non è raro vedere la rivalità tra due maschi e quando tutte le tecniche adottate per la conquista della femmina non danno risultati ha inizio lo scontro. I Bisonti solitamente mirano ad uccidere i rivali in modo violento e cruento.
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| Foto di Max Montaina |
Il massimo dell’amore raggiunge l’apice ad agosto. Le testate tra maschi potrebbero far credere che siano i maschi a comandare, ma alla fine sono sempre le femmine che scelgono; se il suo pretendente non le piace fugge via. Quando una femmina in calore fugge in mezzo al branco crea il caos e i combattimenti si sprecano. E’ la femmina più anziana che prende del tempo prima di scegliere. In questa fase del corteggiamento non è raro osservare il tentativo di un giovane Bisonte che vuole provare a corteggiare una femmina e sfidare i maschi più anziani, ma alla fine l’esperienza trionfa e il giovane viene rispedito al suo posto. E’ così che poi il maschio più anziano torna a cercare la femmina che a questo punto cede. Il rapporto dura solo 15 secondi. Dopo di che il maschio segue la femmina per circa mezz’ora per assicurarsi che nessun altro maschio le si avvicini.
La stagione dell’amore finisce col sopraggiungere dell’autunno. I maschi sono esausti e alle volte arrivano a perdere quasi 100 kg per l’impeto della passione.
A questo punto si dirigono verso le praterie che sono ricche di proteine in quanto se non riprendono peso in fretta l’inverno futuro potrebbe rappresentare il peggior nemico per la loro sopravvivenza.
Dalla stagione dell’amore dopo un periodo di gestazione che solitamente dura circa 8-9 mesi nascerà un solo cucciolo di colore rossiccio.
La vita del Bisonte è a rischio contro i predatori fin dal giorno della sua nascita.
La primavera è la stagione di violenze e di nascite. Non è raro, infatti, imbattersi in una femmina che da sola si stacca dal branco mettendo a rischio la propria vita, ma un solo istinto la spinge a tale azione: il travaglio. E’ infatti, in un’occasione come questa che la femmina mette alla luce solitamente il suo cucciolo. Le prime ore sono le più critiche per il piccolo. Dopo dieci minuti dovrebbe stare già in piedi e dopo un’ora già correre. Durante il primo anno, il cucciolo dovrà pensare alla propria sopravvivenza in quanto sarà un bersaglio costante di lupi, orsi e famelici predatori. Ha solo il 50% di possibilità di superare l’anno.
In caso di sopravvivenza, la madre lo accudirà fino alla prossima stagione dell’accoppiamento.
Durante i suoi primi mesi di vita molti saranno i predatori che cercheranno di ucciderlo.
Fatale è la legge della natura e quando nei dintorni di un branco di bisonti si aggira una mamma grizzly con i cuccioli affamati, questa affronterebbe anche un branco intero. Malgrado la sua mole, un orso può raggiungere i 50 km orari e il bisonte non è da meno ma non lo sono altrettanto i cuccioli. E’ così che un grizzly riesce con grande abilità a separare la madre di bisonte dal suo cucciolo e a ucciderlo. La femmina è restia ad accettare la morte del suo cucciolo, ma purtroppo, il crudele risultato di caccia è che il resto del branco di bisonti potrà pascolare in pace fino a quando non si presenterà il prossimo predatore.
A metà estate tutti i cuccioli del branco sono cresciuti fin quasi a divenire adulti. Sono diventati più esperti, attraversano i fiumi senza grosse difficoltà e cominciano a cambiare il colore del loro pelo da arancione a marrone scuro, tipico del resto del branco.
Durante l’estate i bisonti passano il loro tempo a nutrirsi per l’inverno futuro. Ogni boccone è importante e ogni tipo di vegetazione va bene, compresa quella legnosa. Il Bisonte ha un incredibile stomaco a quattro sacche che può digerire fino a 23 kg di vegetazione al giorno. L’erba parzialmente masticata passa nel primo sacco, poi viene riportata su e viene masticata fino a farla diventare una poltiglia. Questa poltiglia scivola nelle altre tre sacche dello stomaco che assimilano ogni elemento nutriente per poi finire nell’intestino.
E’ ad ottobre e con la prima neve che iniziano i veri pericoli per il Bisonte, in quanto è un vero e proprio nemico mortale per esso. A volte per cercare l’erba sotto la neve perde molta più energia di quanta ne riesca a recuperare mangiando. Ma è grazie alla loro testa possente e tondeggiante che riescono a scavare nella neve e conseguentemente la loro digestione rallenta per aiutarli a trovare nutrimento dalle piante legnose.
Ma l’inverno e le tempeste di neve sono solitamente una trappola mortale per il Bisonte che dovrà affrontare pericoli e predatori come lupi e grizzly che usciranno dalle loro tane per fare uno spuntino, che quasi sicuramente colpirà un cucciolo, ma il sacrificio di un cucciolo come già detto, significa la sopravvivenza degli altri fino a quando i predatori non avranno di nuovo fame.
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| Foto di Max Montaina |
Nel lungo inverno americano un pericolo è sempre in agguato: il ghiaccio. Non di rado si può osservare la caduta di un bisonte in una pozza ghiacciata e questo destino vorrà solo dire una cosa: la sua morte. Il Bisonte lotterà con tutte le sue forze, potrà lottare fino a sfinimento, ma se il destino gli sarà avverso morirà. Il branco è sempre riluttante a lasciarlo. Il lupo in queste occasioni è l’unico vero nemico del Bisonte ed è terribilmente attratto dal fetore della morte, ma i bisonti non abbandonano il terreno né tanto meno il loro compagno morto. Quando un cucciolo cade in questa terribile trappola, se si salva, il branco solitamente gli resiste e pone resistenza. E’ ricoperto di fango e in mezzo al branco non assomiglia e non odora come uno del branco. E’ la madre che può salvarlo riconoscendo la sua voce. Così se il ghiaccio non lo ha ucciso potrebbe farlo il suo stesso branco.
Con l’abbassarsi della temperatura la tensione nel branco sale, le femmine anziane lottano con i più giovani per il diritto al pascolo. I piccoli bisonti solitamente sono quelli più in difficoltà a trovare un pascolo decente. L’intero branco durante questa stagione si indebolisce e questo va tutto a favore dei predatori. La morte di un Bisonte fortificherà il branco e i bisonti che sopravvivono ai lupi vivranno per riprodursi l’anno venturo. E’ così che funziona il ciclo della vita: la libertà viene segnata dal sangue quando due antichi nemici, il bisonte e il lupo, riaccendono una faida primordiale, quell’ordine naturale che gli uomini hanno quasi annientato.
Con l’arrivo della primavera è la natura a prendere di mira i Bisonti stessi. Solo metà dei cuccioli sopravvivono al primo anno di vita, l’anno più difficile. Se avrà fortuna vivrà per combattere, accoppiarsi e procreare altre generazioni di bisonti.
Il Bisonte americano è stato per secoli frutto di tradizioni e leggende tra gli indiani d’america. Un esempio ne è la tribù degli Arikara dove per loro il luogo dei poteri del Bisonte era il sudovest in quanto era lì che faceva da padrone, anzi alcuni sostenevano che era nato proprio lì. Una delle loro leggende narra che il Bisonte era uguale all’uomo tranne che per la coda e le corna. Aiutato dalla donna bufalo, il primo guerriero creò l’arco e le frecce per armare l’umanità che poteva così difendersi contro il bisonte. I due poi si sposarono e dalla loro discendenza nacque la tribù degli Arikara.
Invece, per una donna lakota, diventare una donna bisonte era segno di distinzione e di onore. Ne assicurava la castità fino al matrimonio e le conferiva determinati poteri, uno dei quali era l’abilità di chiamare il bisonte. I Piedi Neri, collegati agli Arikara, credevano che le donne così come il Bisonte, controllavano la fertilità della tribù. Il termine lakota per il potere attivo della terra è madre. Quindi Bisonte e terra erano praticamente considerati la stessa cosa. Di conseguenza il Bisonte era messo in relazione con i poteri creativi femminili. Aggiungere le corna di bisonte a un copricapo di piume d’aquila significava che l’individuo aveva sviluppato la forza e la resistenza tipiche del Bisonte.
Gli indiani Cheyenne credevano che mettere le corna sui loro copricapi li rendesse invulnerabili alle pallottole.
Durante i periodi di siccità i membri della tribù Omaha, riempivano un vaso d’acqua e vi danzavano intorno per quattro volte. Uno di loro doveva bere e sputare in aria, per poi versare l’acqua a terra. Poi tutti e quattro i danzatori dovevano mettere a terra le mani e le ginocchia per bere. E’ così che pensavano che il Bisonte fosse il donatore di vita e ne veniva ricercato l’aiuto in tutto ciò che aveva a che fare con la pioggia.
La lunga tradizione americana è accarezzata da leggende sul Bisonte, questo meraviglioso animale, possente e maestoso, ha fatto il suo roboante ritorno nelle sterminate pianure americane e dopo lunghe e difficili vicissitudini finalmente possiamo sentire ancora oggi la presenza divina di Wanka Tanka che veglierà sempre sulle anime pellerossa e su chi come me crede ancora nella forza divina di questo animale.
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ALESSANDRA PELUS
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